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Anno vocazionale: un’opportunità!


La vocazione è sempre una provocazione. Più precisamente, è la risposta a una provocazione, a un incontro che trasforma, che stuzzica il nostro sé interiore, che ci rende irrequieti. Ecco perché l'Anno vocazionale della Famiglia Paolina emerge come un tentativo di “provocare” e così promuovere qualche cambiamento. Non è solo un tempo per “presentare” la vocazione paolina ai giovani in discernimento, ma soprattutto un’opportunità per “provocare” i membri della Famiglia Paolina di tutto il mondo a “ravvivare il dono di Dio” che hanno ricevuto quando sono stati chiamati e consacrati. Non tanto un momento per presentare la nostra vita, missione e identità, bensì perché ogni Paolino e Paolina ricordi e riaffermi il significato di “impaolinarsi”, “paolinità”, “avere un colore paolino” e quindi riscoprire il significato del “tutto faccio per il Vangelo” (1Cor 9,23).
La questione vocazionale è una realtà complessa e vive tempi diversi a seconda del Paese e realtà. Mentre l’Europa soffre per la secolarizzazione e la mancanza di vocazioni, molti Paesi africani e asiatici devono limitare l'ingresso dei giovani. Mentre le nostre Circoscrizioni settentrionali invecchiano e si demotivano, altre sgorgano giovinezza e creatività. Mentre alcuni Paesi sono contrassegnati dal clericalismo, altri manifestano un grande profetismo. Ecco perché possiamo dire che oggi non c’è una crisi delle vocazioni, ma forse c’è una crisi della vita religiosa e dell'identità paolina. Ecco l’importanza di questo Anno vocazionale, strettamente legato al recente Sinodo dei Vescovi su “i Giovani, la fede e il discernimento vocazionale” e l’esortazione apostolica Christus vivit, che cercano di “ringiovanire” la Chiesa, per sottolineare la sua dimensione giovanile, sempre attiva, creativa, rivoluzionaria, utopistica, in discernimento e pronta alla cooperazione.
L’Anno vocazionale della Famiglia Paolina emerge così come un’opportunità per ripensare il modo “paolino” di essere Chiesa e consacrati. Un’opportunità per riscoprire e valorizzare il nostro essere Famiglia, grande ricchezza che ci ha lasciato il Beato Alberione e che spesso non si riflette nelle nostre comunità e nei processi formativi. Un’opportunità per riscoprire la bellezza della vita consacrata paolina, del nostro carisma sempre giovane, sempre attuale e sempre più necessario. Un’opportunità per testimoniare la gioia di essere apostoli consacrati per evangelizzare nella e con la comunicazione. Per essere veri “editori”, secondo l'etimologia di questa parola che deriva dal latino edit, e indica colui che “dà alla luce”, che “dà al mondo” Gesù, come Maria e Paolo.
È un’opportunità per migliorare il nostro dialogo intergenerazionale: gli adulti lasciandosi contagiare dalla vivacità e dagli ideali dei giovani; i giovani lasciandosi penetrare dall’esperienza e dalle testimonianze degli adulti e anziani. Questo vero esercizio di ascolto e di comunicazione rende tutti più aperti e disponibili ad accogliere e dialogare con l’altro, il diverso, lo straniero, “provocando” un cambiamento del modo di vivere e riaccendendo la fiamma paolina che da più di un secolo attira e ispira i giovani di tutto il mondo.

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